COMUNITA' PARROCCHIALE DI SANTA CHIARA

INCONTRI BIBLICI DELL' AVVENTO 2001

A cura di C. Bissoli, Università Salesiana, Roma


CHI SONO I SAGGI

Identità, libri, pensiero

(22 novembre 2001)


A. LE RADICI PROFONDE DELLA SAGGEZZA BIBLICA. UNO SGUARDO GLOBALE


a- E' un dato antico quanto il mondo. La vita è fatta di esperienze, grandi piccole, positive negative, buone cattive, ove emergono spontaneamente certi nodi: la felicità, il senso delle cose , la sanzione del bene e del male ( vivere, morire, dolore, piacere, l'assoluto, verità, giustizia? da dove veniamo, dove andiamo, perché ci siamo, cosa possiamo sperare).

b- La vita spinge alla riflessione cercando di capire l'ordine, le regole (la logica) del mondo e delle condotte umane per trovare le regole migliori ( consigli) per una vita felice. E' la saggezza o sapienza, la Hokmah biblica, un" sapere gustoso" elaborato in funzione della vita quotidiana con le sue ultime e penultime domande.

c- Perché è in funzione della vita felice, è percorsa da domande e risposte, soluzioni e fallimenti, accettazione e di verifica, innovazione e ripetizione? La saggezza è inquieta, in movimento a ricerca sempre di equilibri migliori. Ciò che ha è conquista e la conquista è sempre protesa in avanti, almeno fino a quando il desiderio di felicità è soddisfatto, cioè mai, od oltre il perimetro dell'umanità, in una saggezza ancora più alta, più che umana

d- Necessariamente, trattandosi di regole di vita felice, si confronta - è il caso dell'uomo biblico, ma è di ogni saggezza umana nei tempi antichi- con altri codici di comportamento ( etica, legge, sistemi di pensiero, mondo dei valori?) ed ultimamente con la visione religiosa della vita, con Dio. Quando tiene conto del fattore religioso si fa saggezza o sapienza religiosa . Che s. e dà Dio?

e- Ma qui avviene l'incidente di percorso, nasce la dialettica religiosa. I valori, tanto più sono alti , forti e sicuri ( come è la fede in Dio) tanto più impattano con l'esperienza. E allora devono fare i conti reciprocamente . Dio è necessario alla felicità che esprime attraverso un percorso discendente ( rivelazione storica e profetica); l'uomo porta di suo l'esperienza, si incontra con Dio e la sua Parola dal basso, secondo la sua saggezza

Questo porta una certa dinamica dialettica tra Parola ed esperienza. La saggezza porta la propria esperienza, la propria ragione come criterio valutativo. E d'altra parte è chiamata dalla fede ad aprirsi ad una proposta diversa. E' chiamata all'ascolto, alla ubbidienza della fede La saggezza è sorgente luogo della domanda, anche del dubbio, della ponderazione, per giungere ad una sintesi vivibile. Accetta Dio, inteso non come speculazione astratta («chi è Dio?»), ma come «luogo» in cui la fede in Dio (il «timore di Dio» dicono i sapienziali) risponde alle domande della vita, e l'esperienza della vita (la «saggezza») dà concretezza alla fede. Accetta Dio, sì, ma non le cristallizzazioni ideologiche ( ad es. sulla retribuzione) quando scontrano con una giusta esperienza. Così Giobbe, Qohelet. Affermano Dio per quel mistero che è.

f- Il saggio discute la Parola non perché non ci creda, ma ci crede partendo da quell'umanità che il Dio dei profeti ha creato. Per questo centro della riflessione dei saggi è la creazione, la natura umana così come è, cogliendovi le leggi del creato, la legge della natura, che si esprime nella condotta degli esseri, dell'uomo in particolare. Vengono da Dio, anche senza nominarlo. Ed infatti la saggezza biblica , la più antica, nomina pochissimo Dio e gli eventi storico-salvifici. Ha un'impronta laica, terrena, non perché ignori il resto della Rivelazione, ma perché la prima Rivelazione di Dio è nelle cose, nel quotidiano? Quindi il Credo di Israele è accolto, ma come frutto di sintesi, non senza una dialettica talora vivace, tra Parola di Dio ed umana saggezza ( esperienza e riflessione). Per cui il vero uomo biblico è chi sa comporre questa linea discendente ed ascendente dell' unica Parola di Dio, nella storia e nella creazione. Contro ogni soprannaturalismo e fuga carismatica e contro ogni secolarismo

f- La saggezza si accumula e si fa tesoro da trasmettere alle generazioni seguenti, ha il primo luogo di espressione in famiglia ( clan) (socializzazione), diventa istruzione organica ( scuola, educazione) (padre -figlio= maestro discepolo)

g- La saggezza per il valore intrinseco trova sostegno nell'istituzione e dai capi , sia per una promozione per un controllo . La scuola nel tempo moderno è in mano allo stato, In antico è da sempre appannaggio privilegiato della corte, dei dignitari (re, scribi) per testimoniarla e per servirsene. Si fa saggezza colta, si fa conoscenza: sapienza si fa scienza

c- Il prodotto è la saggezza umana, espressa spontaneamente in consigli, ammonimenti, sentenze, proverbi?, che più avanti si fa filosofia. Nasce la sapienza come teoria ( Prov 1-9; Sap)


B. LA SAPIENZA INTERNAZIONALE E IL CONTRIBUTO ORIGINALE DI ISRAELE

* Se vi è una cosa universale è la saggezza e il suo processo. Per questo tutti i popoli possiedono una tradizione e una letteratura sapienziale, sovente sotto forma di «proverbi», o di poemi fantastici di ricerca della felicità. Tutto il mondo delle fiabe è un mondo di saggezza generato dall'esperienza.

* Israele condivide la sapienza internazionale del vicino Oriente Anti­co, in cui due popoli esprimono al massimo tale frutto: l'antico Egitto (Insegnamento di Amenemope, ad es.) che presenta come sapienza la ma'at: ossia l'ordine divino della creazione cui è sag­gio adeguarsi per avere felicità; i popoli mesopotamici (sumeri, babilonesi), i cui scritti appaiono più pessimistici sul senso della vita (come Giobbe e Qoelet). Molto di Israele dipende da questo contesto

Però qui la novità è la concezione di Dio come criterio di vera sapienza. La Parola di Dio permea l'esperienza . Specificamente la creazione , la natura, la vita ne sono portavoce primordiali. Dio parla alla vita di ciascuno e la vita parla di Dio. Sarà questo il contributo originale d'Israele.


C. UNA RIFLESSIONE SAPIENZIALE LUNGA QUANTO LA STORIA DI ISARELE


1. Le tracce sapienziali

Israele condivide la sapienza del suo tempo: lungo tutta la sua storia e nella sua produzione letteraria appaiono tracce sapienziali: u il racconto di Gn cc. 2 3 (creazione   peccato   castigo) riflette uno squisito pensiero dei saggi sull'origine del male e sulle conseguenze di esso nella vita personale, sociale e anche di lavoro; la storia di Giuseppe (Gn cc. 37 50) indica il modello del perfetto israelita; tanti Salmi e loro parti sono detti sapienziali perché, ispirati dalla fede e dall'esperienza, danno ammonimenti di vita: come il Salmo 1 (le due vie) e il Salmo 119 (chi osserva la Torà ottiene felicità).


2. La sapienza raccolta in libri

A partire dallo splendido regno di Salomone (970 930 a.C.), quando esistono una corte, scuole, scrittori professionisti (scribi), appaiono dei libri che sono raccolte di tradizioni sapienziali; e ciò fino a quando com­parirà Gesù di Nazaret, la «Sapienza fatta carne». Sono: Proverbi, Giob­be, Qoelet, Siracide, Sapienza.

La tradizione li attribuisce a Salomone, il re saggio (1 Re 5,9). E' un modo per esaltare il valore di questa letteratura, che è in realtà frutto di tanti secoli, specie dopo l'esilio. Cantico e Salmi sono mesi nelle categoria dei sapenziali, ma rispecchiano un' categoria.

Essa è opera di teologi, contemporaneamente esperti in umanità: gente di cultura anche laica, profana. Non si tratta di uomini d'azione, né di predicatori provocanti come i profeti. Sono piuttosto dei «filosofi religiosi» che, con la pacatezza della loro osservazione, la leale ammissione delle ombre dell'esperienza, ed insie­me con la potenza della fede nel Dio dell'Alleanza, coniugano ragione e parola di Dio, sapienza umana e sapienza di Dio.


D. L'ORIGINE DEI LIBRI SAPIENZIALI


1. La riflessione all'interno della vita quotidiana

Se i libri «sapienziali» trattano della vita, e dei suoi problemi, devo­no essere nati nella vita, quella quotidiana. e La famiglia innanzitutto è il luogo della riflessione sapienziale, quando il padre, la madre, gli anziani, rivolgendosi alle giovani generazioni con l'appellativo «figlio mio» (è tipico in questi libri), trasmettono loro istruzioni, ammonimenti, precetti su ciò che rende felice o triste, giusta o empia la vita.

Di qui il colorito familiare e popolare dei contenuti, quelli dell'espe­rienza: la laboriosità (Prv 6,6 11), le amicizie (Sir 6,5 17), la donna sag­gia (Prv c. 3 1)...


2. La riflessione della scuola

Al primo grado della scuola della vita ne succede però un secondo, più raffinato: è quello della scuola e delle accademie teologiche, dove si colgono i no­di dell'esistenza intorno all'eterno problema del bene e del male (Giob­be, Qoelet) e le risposte un po' compassate, ma vere, che vengono date appellandosi alla sapienza di Dio, come in Proverbi 1 9, in Sapienza. . In sintesi si può dire che questa letteratura assume il profilo di «libri di scuola», effettivamente usati nelle scuole degli ebrei di allora, testi di educazione per imparare a vivere, poggianti sulla doppia base dell'e­sperienza e della fede in Jahvè o, come amano fare essi stessi, integran­do la sapienza umana con la superiore e decisiva sapienza di Dio.


E. LE CARATTERISTICHE LETTERARIE DEI SAPIENZIALI


1. Sentenze brevi a procedimento parallelo

I Sap. non hanno la liricità dei Salmi, né la potenza epica dei racconti dell'esodo, né la drammaticità dei libri storici o di quegli squarci auto­biografici, frementi di esistenzialità, che si trovano negli oracoli profetici..Moltissime pagine sono proverbi(masal), brevi sentenze istruttive, a procedi­mento parallelo: «La bilancia falsa è in abominio al Signore, ma del pe­so esatto egli si compiace» (Prv 11, 1), indovinello, inni autobiografia, liste di nomi Così soprattutto Proverbi e Si­racide.


2. Lunghe pagine di filosofia pratica

Altre volte compaiono lunghe pagine di riflessione filosofica pratica, come sono le descrizioni della sapienza personificata (Prv cc. 1 9, Sa­pienza) e degli eroi di Israele (Sir c. 44).


3. Due grandi opere: Giobbe e Qoelet

Ma non mancano due grandi opere d'arte, veri colossi letterari capa­ci di parlare agli uomini di tutti i tempi: Giobbe o la drammatica avven­tura umana; Qoelet, o le «confessioni» brucianti sulla finitezza e fragi­lità della condizione umana.


4. Lettura secondo una prospettiva unitaria: cogliere il senso giusto della vita

Vi è disuguaglianza di valore: dal terra terra di un proverbio al volo alto della riflessione . Ma non si ratta di imparare dai proverbi, ma con essi ricuperare il loro desiderio di strappare l'esistenza dal caos, darle il senso autentico


F. ILMESSAGGIO DEI SAPIENZIALI


Stabilito che, come dice il libro dei Proverbi, «il timore del Signore è fondamento del conoscere» (Prv 1,7) possiamo chiederci: qual è il mes­saggio dei Sapienziali? Che cosa ci rivela Dio attraverso i Saggi dell'An­tico Testamento? Ci rivela tre splendidi connotati della sua Parola.


1. I positivi insegnamenti della Creazione


La «Creazione» (questo grande libro dell'esperienza), lo studio per capirla, la saggezza che se ne ricava, il progresso, l'obiettivo della felici­tà umana ... : ebbene tutto ciò è voluto da Dio. Il cosmo rispecchia in se stessi un ordine di infinita saggezza e provvidenza, seguendo il quale l'uomo si realizza: «Dio ha fatto bella ogni cosa a suo tempo» Qo 3,11).. La sapienza è il discernimento dei valori creaturali. Il mondo è buo­no, nella sua laicità, secolarità la vita insegna! E' la concezione che sottostà alla parte antica dei sapienziali (Prv cc. 10 31).


2. I terribili enigmi della vita


Però la creazione non basta, non bastano l'umana intelligenza e sag­gezza. Proprio l'esperienza propone tre terribili «enigmi»:

la felicità in terra è impossibile; l'innocente soffre e l'empio gode; la morte ha sempre l'ultima parola.

Riconosciamo qui le sconvolgenti denunce di Giobbe e di Qoelet, in uno stadio successivo, teologicamente più maturo, che mette in crisi le facili equazioni «felicità al giusto, infelicità all'empio»... Anche nelle domande angoscianti che salgono dal cuore dell'uomo sta la rivelazione di Dio.


3. La risposta di Dio all'SOS dell'uomo


All'SOS dell'uomo Dio lancia la sua salvezza. Egli stesso, accolto nella sua inaccessibile grandezza e bontà, quindi con adorante rispetto ( = ti­more del Signore), dona all'uomo la sua Sapienza, la sua visione e in­terpretazione delle cose e della vita. la soluzione cui arriva Giobbe, quando, nella conclusione del libro, risponde al Signore e dice: «Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te. Chi è colui che senza avere scienza può oscu­rare il tuo consiglio?» (Gb 42,2 3).

I testi più recenti dei Proverbi (cc. 1 9), del Siracide e della Sapienza non presentano soltanto la sapienza dell'uomo, ma fanno «scendere» dal cielo in terra la Sapienza personificata di Dio (Prv c. 9; Sir c. 24; Sap cc. 7ss). Gesù è la Sapienza incarnata e come tale viene descritto ( Il Logos che si fa carne; l'invito ad andare da Lui, mite ed umile di cuore?)

Con i sapienziali la Parola di Dio acquista un timbro nuovo: non è accanto o sopra, ma in dialogo, anzi talvolta in acceso e benefico dibattito con la parola dell'uomo.

Se la Torà e i Profeti ci dicono che il problema di Dio è l'uomo, i Saggi comunicano che il problema dell'uomo è Dio.


G. L'ATTUALITA' DELLA SAPIENZA BIBLICA


* Se la Torah e i profeti mettono in evidenza i grandi momenti della storia bi­blica, i «tempi forti» ed eccezionali, la sapienza illumina il quotidiano, valorizza il banale e ne fa un cammino di accesso possibile a Dio. In questa ferialità la sapienza testimonia una fede che non dubita nemmeno di fronte all'apparente silenzio di Dio e si fa carico della ricerca dell'uomo, anche se incerta e balbettante.

* All'interno dell'Antico Testamento, quella sapienziale è la riflessione più «ecu­menica»: approfitta di ogni movimento di pensiero, qualunque sia la fede o la cultura in cui si esprime. Essa si apre così all'universale non per soddisfare una curiosità, ma per arricchire e spiegare l'esperienza di ciascuno.


* Caratteristica della riflessione sapienziale è anche la capacità di mettere in discussione le idee ricevute. Non si può indefinitamente ripetere la fede in forme arcaiche inaccessibili ai nostri contemporanei. La sapienza cerca sempre di ri­formulare la fede con le parole di oggi.


* Coerentemente a questa prospettiva, i sapienti invitano anche a riflettere sul modo di utilizzare il sapere e la cultura, non come un potere che permetta di irrigidirsi su posizioni e vantaggi acquisiti, ma come un dono destinato al suc­cesso e al bene di tutti.


Conclusione

La ricerca sui sapienziali ha una sua storia. E' stata fino ai tempi moderni sottomessa alla Torah e ai Profeti. Perciò nel tempo antico ( origini , ME) era interpretata allegoricamente. Oggi la si accoglie come la seconda via dell'unica rivelazione, tramite la creazione e l'esperienza di essa..Però si avverte la difficoltà sia di capire a fondo il senso e la portata. E' la laicità contro forme fondamentalistiche? E' l'affermazione dei diritti della ragione, limitata, ma reale? E' l'equilibrio di fronte alle svolte apocalittiche? La fase umile della sapienza popolare (proverbi) è superata dalla sapienza forte che è il logos d Dio, la sapienza che è Cristo? Che rapporto vi è tra questa sapienza biblica e la sapienza delle religioni orientali, tenuto conto che è il punto di contatto più ampio tra le rispettive Scritture ?

Di fatto è la tradizione sapienziale costituisce la Bibbia, è tra noi come Parola di Dio

Con la tradizione storica ( memoria) e profetica ( l'attualità), la tradizione sapienziale propone l'esperienza, la vita, la creazione come luogo della rivelazione di Dio. E' la Parola di Dio dal'basso' .Luogo dialettico, scomodo rispetto alle due fonti trascendenti, perché qui è il soggetto uomo che interferisce con il progetto di Dio a nome della sua ragione, stabilendo una sorta di sbarramento critico della tante promesse. E d'altra parte completa l'incarnazione della Parola dandovi la carne della propria esperienza, della storia, per cui la fede ne viene purificata, rafforzata e l'uomo più consapevole delle sue risorse e dei suoi limiti. E' ritrovare Dio nel quotidiano con il magma delle tante esperienze, per cui Dio sembra eclissarsi, eppure c'è, laddove l'intelligenza e la pietà si uniscono nel cercarlo e nel volerlo.