Incontro formativo catechisti - 8 Ottobre 2002


I sacramenti


  1. La storia della salvezza

  2. Definizione di sacramento

  3. Cristo sacramento primordiale

  4. La Chiesa sacramento universale

  5. L’effetto dei sacramenti


L’uomo si presenta come unità di corpo e anima, un’unità inscindibile. La vita interiore, sentimenti, emozioni, si manifestano poi esternamente attraverso il corpo, con parole e azioni. Anche nel corso della storia della salvezza Dio si è rivelato con azioni e parole. “Salvezza è quella vicinanza di Dio all’uomo che ha iniziato nell’antica Alleanza e che trova il suo acme nella persona di Gesù Cristo” (Courth) in quanto in lui “si sono manifestati la bonta di dio nostro Salvatore e il suo amore per gli uomini” (Tt 3,4). Ancora “Dio è il principio senza fine di una incondizionata cura per il felice compimento della esistenza dell’uomo” (Sequeri).

L’agire salvifico di Dio nella storia degli uomini viene indicato con la parola greca mysterion = mistero, che successivamente verrà tradotto con il latino sacramentum. Dunque il sacramento è un’azione salvifica di Dio nella storia degli uomini, che rivela la sua vicinanza. “I sacramenti devono mostrare il carattere dell’umano, devono far trasparire la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini, non possono in alcun modo somigliare ad un culto, che tra orrori e rapimenti evochi (come quello di Dioniso) le potenze del sangue e della fertilità” (Courth)

Se Gesù è stato colui che meglio di tutti ha rivelato questa vicinanza, possiamo definire Cristo come il sacramento primordiale: la sua vita salva gli uomini, ma in quanto uomo la sua esistenza dà lode a Dio, in particolare nella Pasqua. In tal modo i sacramenti servono all’uomo, ma servono a rendere gloria a Dio.

La presenza di Cristo si prolunga nella Chiesa, che in maniera umana, quindi con limiti e peccato, continua la manifestazione salvifica di Dio. In tal modo la Chiesa è il sacramento universale (LG1). “La Chiesa per quanto segno della salvezza divina, nasconde nello stesso tempo l’agire di Dio, che per attuare nella storia la sua opera di salvezza si serve pur sempre di creature deboli e peccatrici. Sulle vie di un mondo inteso in modo storico non c’è spazio per una chiesa ideale. […] Diremo che la Chiesa è il tutto nel frammento. Essa cioè comunica l’amore di Dio in pienezza, sempre però in figura umana, incompiuta, appunto frammentaria” (Courth). Un teologo tedesco J. Werbick ha definito la Chiesa come “l’avvenimento che rende presente Gesù Cristo e la sua salvezza definitiva per gli uomini” (Werbick).

Possiamo definire dunque il sacramento come un segno, che quindi rivela e nasconde, l’agire salvifico di Dio.

La definizione dei 7 sacramenti avviene con il Concilio di Trento. Il numero 7 è un numero molto simbolico, e l’istituzione di Gesù va fatta risalire non a momenti precisi, ma a tutta la sua vita.

Il rito non obbedisce alla legge dell’efficienza. Non appartiene all’ordine della produzione temporale. Rimane estraneo alla redditività di ogni attività normale. Comporta una gratuità, o anche una perdita. Da un punto di vista immediato il rito non serve a nulla” (Sesboüe). Allora perché celebrare? “Il rito inscrive nel flusso indifferenziato del tempo dei punti di riferimento che permettono di dare senso alla nostra esistenza e di placarne l’angoscia” (Sesboüe). Se Dio è il punto centrale dell’esistenza del credente, Colui che dona senso in pienezza alla vita “celebrare dei sacramenti significa entrare nella storia che il dio trinitario condivide con noi: ma allora sentirci sollecitati in tutto il nostro essere, cuore e mani compresi” (Courth).

I sacramenti comunicano la grazia, “incontro personale dell’uomo con il Dio trinitario, e come rinnovato rapporto di amicizia con Dio” (Courth)

Possiamo dunque comprendere meglio la classica definizione di sacramento quale “segno efficace della grazia”, ossia un’azione che proprio perché umana, rivela e quindi comunica ma al tempo stesso nasconde, la salvezza ossia la vicinanza di Dio all’uomo, vicinanza che è un rapporto di amicizia vissuto personalmente fra l’uomo e Dio Trinità.


Prospettive pastorali


Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per svolgere il proprio lavoro.

Egli non ha piedi, soltanto i nostri piedi, per condurre gli uomini sulla sua via.

Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra, per narrare agli uomini di sé.

Egli non ha aiuto, ha soltanto il nostro aiuto, per condurre gli uomini a sé.