5 Incontro 4 Febbraio 2003


L’Eucarestia



  1. Ambrogio e Agostino

  2. La scolastica e Tommaso d’Aquino: la transustanziazione.

  3. L’Eucarestia come sacrificio

  4. Prospettive pastorali


La riflessione sistematica sull’Eucarestia con accenti diversi avviene sia in Occidente che in Oriente. Tratteremo solo quello che avviene nei padri latini che sono interessati a riflettere sulla presenza di Cristo nelle offerte, in particolare in Ambrogio ed Agostino. Il primo, vescovo di Milano, insiste molto sul realismo del sacramento tanto da affermare che “è la reale carne di Cristo, la stessa che venne crocifissa e sepolta. È davvero il sacramento di questa carne”. “In fondo per Ambrogio le offerte sacramentali sono il corpo ed il sangue di Cristo. Principio causativo è la parola di Cristo, quella che produce un mutamento del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo. Ciò che al nostro Padre della Chiesa interessa è proprio il fatto del mutamento, non il processo della trasformazione” (F.Courth). Differente è la prospettiva del suo discepolo, Agostino di Ippona, che insiste maggiormente sul valore simbolico, e sull’aspetto antropocentrico ed ecclesiologico. Diceva Agostino “Se voi siete il corpo mistico di Cristo, il vostro mistero sta sull’altare, voi ricevete il vostro mistero”.

Con il medioevo e la riscoperta della tradizione aristotelica cambia la prospettiva. Si riscopre la differenza fra sostanza e accidenti. “La sostanza come entità profonda, principio portante, e le condizioni e qualità mutevoli, gli accidenti” (F. Courth). Già intorno al 1000 Lanfranco di Bec e Guitmondo di Aversa parlano di un cambiamento o meglio di un mutamento della sostanza e della permanenza degli accidenti del pane e del vino. Questa prospettiva teologico-filosofica prende il nome di transustazione e diventerà, poi, con il Concilio il cuore della dottrina cattolica sull’Eucarestia. In pratica si afferma che ciò la sostanza del pane viene radicalmente mutata nel corpo e sangue reale di Cristo, mentre quello che si percepisce rimane, ossia il pane e il vino. Con Tommaso di Equino si giunge a un’ulteriore sistematizzazione. L’Eucarestia è signum commemorativum, signum communionis, signum praefigurativum. Anche per lui “il mutamento cui sono sottoposte le specie eucaristiche è talmente profondo che queste ora perdono la propria sussistenza creaturale e diventato sacramento di Cristo” (F. Courth). Per l’Aquinate “il pane e il vino si tramutano nella carne e nel sangue di Cristo, interamente presente sotto l’una come l’altra specie, pur assumendolo, noi non lediamo l’integrità; il mistero della fede non ricade sotto i nostri sensi ma è accolto sulla parola di Dio” (F. Courth).

L’Eucarestia è la celebrazione che rende presente colui che è vissuto ed è morto per i peccatori. L’Eucarestia può dunque essere intesa come sacrificio, perché celebra l’autodonazione di Cristo al Padre per noi uomini. Ma “sacrificare in termini cristiani non significa dare ciò che Dio senza di noi non avrebbe, ma diventare pienamente ricettivi e lasciarsi prendere totalmente da lui” (J. Ratzinger). Celebrare l’Eucarestia, entrare in comunione (cum-manere), ossia restare con Lui, significa per noi entrare nella stessa logica di autodonazione per gli altri e per Dio. “Qualcuno deve sporgersi oltre la propria fame, affinché tutti siano saziati. I discepoli sono quelli che celebrano, nell’eucarestia, la loro disponibilità a sporgersi, nella vita, oltre la propria fame” (P. Squeri) L’Eucarestia spinge il cristiano a fare della sua vita un sacrificio perenne, a uscire dal suo piccolo mondo, per entrare in un dinamismo di apertura a tutti, ad accettare una vita senza confini, perché l’amore confini non ne ha. È inutile celebrare l’Eucarestia se si rifiuta a priori la logica del servizio e del dono di sé agli altri. “L’Eucarestia è il momento in cui il Signore prese tra le mani la propria vita e andò a farsi crocifiggere, perché i suoi venissero risparmiati. Non può essere tanto riposante, fratelli miei, credetemi” (P. Squeri). Il Concilio ricorda che i cristiani celebrando l’Eucarestia “imparano ad offire se stessi, e di giorno in giorno per mezzo di Cristo mediatore, sono perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro”. È chiaro che l’amore e il dono di noi stessi agli altri ci permette di entrare in una dimensione di comunione sempre più profonda con gli altri. In questo senso “Cristo è nel pane. Ma lo si riconosce nello spezzare il pane” (Garaudy).

Offrire la nostra vita a Dio con Cristo diventa la forma più alta di ringraziamento che possiamo donare a Dio. In tal senso facciamo realmente Eucaristia ossia ringraziamento.


Adoro te devote latens Deitas

Quae sub his figuris vere latitas.

In cruce latebat sola Deitas

At hic latet simul et humanitas

Ambo tamen credens atque confitens

Plagas sicut Thomas non intueor

Deum tamen meum te confiteor

Fac me tibi sempre magis credere,

in te spem habere, te dirigere

Ti adoro devotamente o Dio nascosto, che

sotto queste forme ti nascondi realmente.

Sulla croce si nascondeva solo la Divinità

Ma ora qui si nasconde anche l’umanità

Ambedue tuttavia io credo e confesso.

Come Tommaso le piaghe non tocco

Tuttavia ti confesso come mio Dio,

fa che io creda sempre più in te,

in te abbia speranza, te ami fortemente